|
OSSI DI SEPPIA VIII
Ció che di me sapeste
non fu che la scialbatura,
la tonaca che riveste
la nostra umana ventura.
Ed era forse oltre il telo
l’azzurro tranquillo;
vietava il limpido cielo
solo un sigillo.
O vero c’era il falótico
mutarsi della mia vita,
lo sciudersi d’un’ignita
zolla che mai vedró.
Restó cosí questa scorza
la vera mia sostanza;
il fuoco che non si smorza
per me si chiamó: l’ignoranza.
Se un’ombra scorgete, non é
un ombra - ma quella io sono.
Potessi spiccarla da me,
offrirvela in dono.
|